Vini, pesticidi, biodinamico: che cosa beviamo?

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La Comunità Europea ha ridotto il numero delle molecole chimiche presenti nei pesticidi portando il numero autorizzato da 700 a 300. Una buona base di partenza , ma quali e quanti sono ancora i residui di pesticidi che possiamo trovare dentro un bicchiere di vino?

Inoltre quali sono i pericoli? Anche i vini cosidetti “famosi” sono contaminati? I vini di tutti i giorni, anche loro presentano componeti di pesticidi al loro interno? Numerosi studi confermano la presenza di molecole di sintesi, spesso cancerogene, all’interno del vino anche se le dosi sono nettamente minori di quelle stabilite dall’Unione Europea.

Indagine sul vino e pesticidi
Nel mese di Dicembre la rivista francese Revue des vins de France ha aperto un’indagine, insieme ad un laboratorio chimico, per contabilizzare il numero e le percentuali di pesticidi all’interno delle bottiglie di vino francese. Hanno preso come punto comune una unica annata, il 2004, in modo che si possa vedere la presenza di questi pesticidi anche a distanza di tempo in un vino pronto da bere (il 2004 in Francia è stato un millesimo di transizione). Hanno preso in considerazione vini provenienti da regioni molto diverse tra di loro: l’Alsazia, Bordeaux, il Sud e la Borgogna. Quattro regioni top ma anche molto diverse, soprattutto a livello climatico.

Infine per evitare ogni equivoco le quattro bottiglie sono state tutte aquistate nella stessa enoteca: la Winery ad Arsac nella Gironda Francese. Dopodichè, tutte le bottiglie sono state inviate a un laboratorio specializzato nelle analisi agroalimentari, enologiche e di igiene: l’IDAC (Institut Departemental d’Analyse et de Conseil), un istituto di fama e reputazione mondiale. La loro specializzazione è la detenzione di molecole attive derivate da prodotti chimici nei legumi, nell’acqua, nel vino e anche sugli anabolizzanti utilizzati durante la conservazione e l’invecchiamento del vino.

Innanzitutto, bisogna specificare che all’interno del vino non troviamo l’integralità dei prodotti impiegati nella vigna bensì, le molecole che le compongono e in funzione della loro quantità si può determinare la tossicità dei prodotti presenti nella bevanda.

Ciascuna di queste molecole utilizzate dai fabbricanti di pesticidi è repertoriata dall’autorità europea per la sicurezza degli alimenti (AESA). Inoltre, dal 2008 il numero di queste molecole autorizzate è sceso da 700 fino a un massimo di 300: per ognuna di queste molecole l’AESA ha stabilito un indice di tossicità chiamato LMR, limite massimo dei residui. Per scoprire queste molecole l’IDAC ha utilizzato un sistema molto avanzato: un cromotografo della fase gassosa con un evidenziatore di masse, che a detta di Valerie Salvador (responsabile del laboratorio chimico) è un procedimento lungo ma validissimo. Grazie a questo sistema si riescono a trovare anche delle particelle infinitesimali, come quelle del rame, a quote di 0,0001 mg/lt ( che sarebbero poi le quote che si ritrovano nei vini bio e che possono essere considerate come quote da inquinamento ambientale, cioè che provengono da vigneti vicini).

Durante le analisi elaborate dalla Revue des vins de France non si è scesi a questi limiti ma si è rimasti allo step superiore che è già molto indacativo. Infine, alcune notizie riguardo la Francia che è il primo consumatore europeo di pesticidi (circa 76.000 ton.) ma è anche il paese dove si è verificato il più grande incremento di vigneti biologici negli ultimi anni. Forse incomincia a prevalere il buonsenso! Bisogna anche ricordare che molti vigneti francesi sono al nord, in regioni molto piovose che favoriscono lo sviluppo di vari funghi della vite; difatti nelle regioni del sud, più calde, meno umide e più ventilate i vigneti bio oppure quelli dove è in atto la conversione stanno aumentando a dismisura.

Dopo queste piccole analisi passiamo ai vini analizzati: Chateau Canon (premiere grand cru classè di Saint Emilion), Grand Cru Golder Gewurztraminer (Zind Humbrecht, l’Alsazia adotta la biodinamica), Premiere cru les Caillerettes Volnay (Bouchard Pere et Fils, Burgogna), Chateau Pibarnon (Bandol, sud della francia e vigne coltivate con agricoltura biologica).

CHATEAU PIBARNON
Vasta proprietà (circa 50 ettari) nel sud della Francia, precisamente nella regione di Bandol, dove si hanno rossi da lungo invecchiamento prodotti con il vitigno mourvedre. Oggigiorno questo Domaine è una referenza della regione e recentemente si è convertito all’agricoltura biologica (dal 2003). Dunque: solo un anno prima dell’annata analizzata. E’ interessante ora vedere se sono rimaste delle tracce di pesticidi. Risposta: neanche una delle 31 molecole attive ricercate è stata trovata nel vino. Bisogna anche dire che qua al Sud il clima permette di trattare le vigne molto più leggermente rispetto alla Loira oppure al Bordeaux. Qua, inoltre, effettuano solo trattamenti con rame e zolfo che sono autorizzati in agricoltura biologica. Anche qui i tassi si sono rivelati relativamente bassi (0,05 mg/lt), circa 1000 volte meno rispetto ai limiti fissati (LMR) dalla Comunità Europea.

DOMAINE ZIND HUMBRECHT
Olivier Humbrecht è uno degli ambasciatori della biodinamica in Francia. Nel 1997 l’azienda ha iniziato a convertire i suoi 40 ettari alla certificazione biologica e la prima parcella è stata certificata nel 2000. Il vigneto Goldert Grand Cru è stato certificato nel 2001. Il vigneto non arriva all’ettaro ed è circondato da vigneti trattati chimicamente. Olivier vive nel terrore che le sue parcelle possano venire contaminate dai vicini che utilizzano perfino l’elicottero per trattare le loro vigne. Nonostante queste paure iniziali, nessuna delle 31 molecole attive è stata ritrovata nel vino. E’ possibile che alcune delle molecole dei pesticidi (utilizzati dai vicini) possano essere presenti nel vino a delle quantità talmente basse che non sono state rilevate dai macchinari. Ancora più impressionante il livello di rame presente (0,04) cioè il più basso dei quattro vini analizzati, lo stesso dicasi per lo zolfo dove il tenore è più basso di 1250 volte il limite massimo imposto dalla CEE.

DOMAINE BOUCHARD PERE ET FILS
Questa grande e prestigiosa maison della Borgogna adopera i prodotti fito sanitari solamente quando la vigna ha veramente bisogno, limitando cosi la quantità dei prodotti utilizzati. Da circa dieci anni addotta questo sistema e durante le analisi solo una molecola è stata trovata. Si tratta del pyrimethanil trovato a 0,08 mg/lt, cioè un limite molto più basso di quello fissato dalla CEE: 5 mg/lt.

Trattasi di un funghicida utilizzato contro la muffa grigia, inoltre è sovente usato in prodotti come i pomodori, legumi, insalate, fragole e frutta. Una volta reso noto il risultato del test, il Direttore Generale Christophe Bouchard è andato a verificare la cronologia dei trattamenti. In effetti, il 25 luglio 2004 è stato utilizzato un funghicida sul vigneto delle Caillerets (di circa 4 ettari) e la vendemmia è iniziata il 15 settembre.

CHATEAU CANON
E’ un vino classificato premiere grand cru classè di Saint Emilion ed appartiene alla famiglia Wertheimer. E’ il vino che ha avuto i risultati peggiori di questa analisi. Nel vino analizzato è stata trovata una dose di 0,36 mg/lt di phtalimide, una molecola proveniente dal Folpel, normalmente un potente funghicida considerato come cancerogeno. Ovviamente, il tasso rivelato permetterebbe a qualsiasi persona adulta di bersi una bottiglia di Chateau Canon senza superare il tasso giornaliero fissato di questa molecola che è di 0,02 mg/lt per ogni kg (peso della persona adulta).

Inoltre, sono state trovate tracce di pyrimethanil (molecola presente anche da Bouchard) a una quantità di 0,08 mg/lt. Chateau Canon è la sola proprietà vinicola (delle quattro analizzate) a utilizzare i diserbanti chimici. Nel 2004 utilizzavano questa pratica quattro volte l’anno, oggi ne svolgono solamente un passaggio all’inizio dell’anno e a parire dal 2010 questa pratica sarà abbandonata.

Purtroppo, nonostante questa pratica sia stata utilizzata per ben quattro volte, nelle analisi non risulta nessun diserbante chimico!!! Troviamo un alto tasso di rame, 0,12 mg/lt (sempre inferiori al limite di 50 mg/lt ). Stranamente l’agronomo, Stephane Bonnasse, ha rassicurato tutti dicendo che dal 2004 i trattamenti sono stati ridotti del 40%. Speriamo!!

Foto | tpmartins

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3 Commento(i)

  1. Ciao Massimo, articolo davvero interessante, forse è un tema che vale la pena approfondire.
    Cosimo.

    cosimo | Dic 10, 2009 | Reply

  2. Recentemente ho partecipato a diversi eventi tradizionali ,ma anche a degustazioni di vini i cui produttori si dichiarano rispettosi della natura e conseguentemente ,o non utilizzano affatto alcun “additivo” ne in vigna ne in cantina, o sono in conversione bio. Altri biodinamici convinti.Vi assicuro (e molti di voi lo sanno meglio di me)hanno fatto passi da gigante. Molti di questi, certo non tutti,erano pulitissimi al naso,magari con molto frutto o floreale piu’ che terziari ecc. piacevolissimi e persistenti. Molto diversi gli uni dagli altri espressione del territorio, dell’annata, del lavoro fatto dal vignaiolo e non solo dall’ enologo con i soliti lieviti ,i soliti legni magari della stessa zona se non addirittura dello stesso produttore di barriques,e con la stessa “ricetta”In piu’ a fine serata ed il giorno successsivo, stavo davvero benone (pesantezza di testa quasi inesistente). Chi puo’ faccia un salto anche a “Vignaioli e Vignerons d’Europa” che se non sbaglio e’ ancora in corso, e poi mi direte.Grazie per l’articolo che mi ha dato lo spunto, per invitare tutti a scegliere meglio,anche salvando molti soldi.

    Alberto | Dic 11, 2009 | Reply

  3. Articolo interessante, ma non condivido appieno l’ultima parte. Nonostante sono d’accordo ad eliminare l’uso del diserbo, mi conforta sapere che un vino ottenuto da uve provenienti da vigne diserbate non contenga tracce della molecola.

    Giacomo | Dic 13, 2009 | Reply

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  1. Dic 10, 2009: from Twitter Trackbacks for Vini, pesticidi, biodinamico: che cosa beviamo? : Vino24 [vino24.tv] on Topsy.com

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