Amazon si ritira dalla vendita di vino online

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Amazon si è ritirata dal vendere vino online. Il 23 ottobre il senior account manager Dini V. Rao ha inviato una lettera alle cantine: “Gentile Cliente, recentemente abbiamo deciso di non continuare con il programma [not to resume shipping]. Come lei sa, eravamo soddisfatti [excited] di lavorare insieme per la costruzione dell’AmazonWine business. Per questo motivo, è stata una decisione abbastanza dura da prendere”. Che cosa è successo?

Avevo dato notizia dell’entrata di Amazon nel business del vino il 15 settembre 2008, un anno fa qui. La notizia aveva fatto discutere tutto il mondo del vino, positivamente. Il fatto che il venditore online più potente del mondo stesse per vendere anche vino era un motivo di gioia per tutti i produttori americani, ma anche per gli europei e il Nuovo Mondo: una nuova possibilità stava per emergere, quella di vendere vino direttamente ai clienti. Ovviamente, una possibilità malvista dai distributori che sarebbero stati bypassati.

AmazonWine business
Il piano era quello di creare un sistema di consegne a domicilio attraverso un sito internet dedicato Wine.Amazon.com. Al sito, in questa fase del progetto, si poteva accedere solo per invito. Le aziende vinicole avrebbero trattenuto il 47% del prezzo di vendita. Tutto questo avrebbe dato la possibilità ai consumatori americani di avere a disposizione una scelta di vini tra le più ampie al mondo: la lunga coda del vino. Eppure, tutto è fallito.

Causa(e) del fallimento

La causa principe di questo fallimento è dovuta al sistema di leggi americano in materia di vendita diretta di vino. Solo 13 Stati permettono ai venditori di altri Stati di inviare vino ai loro residenti. Ogni Stato, praticamente, ha la sua legge, come ho commentato qui: “La situazione americana è davvero complessa. Dal 1933 ogni stato ha il potere di regolare il flusso di alcol all’interno dei suoi confini, per cui si sono sviluppate numerose legislazioni nazionali”

Ma perchè questo sistema di regolamentazione così assurdo? Perchè la maggioranza degli stati americani vieta l’attività di vendere vino direttamente ai consumatori fuori dal proprio stato di appartenenza? La risposta la fornisce Tom Wark: “C’è una dedizione ostinata, pedissequa e compiacente da parte dei politici che prendono soldi dai distributori di vino affinchè la situazione rimanga quella attuale, nonostante la realtà emergente della economica moderna”. La realtà emergente è quella che abbiamo sotto gli occhi: tecnologie e strumenti nuovi, logistica più efficace, permettono di arrivare direttamente al consumatore senza passare per il distributore. Il programma di Amazon avrebbe dato un brutto colpo a tutti i distributori, il gioco è fatto.

I wholesalers americani considerano il vino uno special product e come tale va trattato ben diversamente da un libro, un dvd o un vestito, ad esempio. Necessita di una legislazione tutta sua, particolare. Ma in realtà i wholesalers vogliono solo mantenere il loro potere di vendere vino ai loro prezzi. Il danno per il consumatore è enorme: c’è la possibilità tecnica di spedire vino in tutta l’America da qualsiasi parte dell’America, eppure non la si attua. Così, il consumatore che avrebbe la possibilità teorica di disporre di migliaia di vini a prezzi ragionevoli spediti a casa via UPS e FED-EX (tempi moderni!), si deve accontentare di quelli che mette a disposizione il distributore di turno ai suoi prezzi. Paradossale.

Un altro esempio dell’assurdità della situazione americana nel settore del vino è quanto ha stabilito la California Alcohol Beverage Commission, secondo la quale una persona che prende una commissione sulla vendita di un prodotto di un’azienda vinicola per aver trovato un cliente, commette un crimine. Per tutte le informazioni del caso leggi California Warns Internet Wine Sellers. C’è ancora da lavorare tanto.

C’è da aggiungere il fallimento di New Vine Logistics, partner di Amazon in questo progetto. Ma non credo sia un problema di logistica quello che ha fatto fallire AmazonWine: siamo in America, la logistica è avanzata, moderna ed efficace. Senz’altro spedire un vino non è come spedire un libro, ok, ma non siamo in Cina. Amazon si è ritirata perchè probabilmente non ne è venuta fuori dal districarsi in una regolamentazione diversa da stato a stato.

Che cosa accadrà nel futuro?
Su Amazon, non posso dire nulla. Chi lo sà. Sulla regolamentazione americana in materia di vendita di vino diretta, è probabile e auspicabile si vada nella direzione di semplificazione e standardizzazione tra Stati. Il 2009, ad esempio, è stato un anno molto positivo perchè tre stati (Kansas, Tennessee e Maine) hanno aperto le loro frontiere alla vendita di vino diretta da parte delle aziende (prima era proibito) [fonte: ShipCompliant Blog]. In futuro ci sarà sempre più vendita diretta di vino, con o senza Amazon. A sfruttarla saranno, però, soltanto quelle aziende vinicole che sapranno districarsi oltre che tra le leggi statali sulla vendita, anche e soprattutto tra le leggi di funzionamento di internet.

Se vuoi informarti sulla notizia, eccoti alcuni link da leggere:
Fermentation | Amazon and the Three Tier System of Wine Distribution
Wine Spirits Daily | Amazon Puts a Cork in Wine Program
Wine Spirits Daily | Why Amazon Quit: Is It Wholesalers?
ShipCompliant Blog | Amazon’s Exit From Wine Business Shouldn’t Hurt Wineries’ Online Sales
DR. Vino | Amazon stops selling wine before it ever starts; Wine blogs on Forbes.com
Vinography | Did You Hear That Sound? Wine Retailers Sigh in Relief
Winery Website Report | The Demise of Amazon Wine

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3 Commento(i)

  1. Avevo dimenticato questo articolo di Decanter sul fatto che Arnold Schwarzenegger firmerà una legge che permetterà alle cantine una maggiore libertà nel vendere i propri vini direttamente al pubblico locale http://www.decanter.com/news/290862.html

    fabio | Ott 27, 2009 | Reply

  2. Bhe allora buon per noi :-)
    quando arrivano questi colossi c’è da tremare e serrarele righe

    Ad ogni modo abbiamo uno stesso e grosso problema noi in Europa. Le leggi sulle accise difatti rendono burocraticamente impossibile la vendita all’estero, anche dove questa sia pari a zero.

    Che poi ci siano moltissime enoteche online che vendono all’estero è un’altra storia.

    Ritengo che nel 95% dei casi non si rendono conto neanche loro (ed il loro commercialista ) che stanno commettendo un reato punito anche abbastanza severamente.

    Ciao Angelo

    Vendita vini da Everywine | Ott 30, 2009 | Reply

  3. Mi ero perso la notizia!!! :-( bel articolo :-)

    br1 | Nov 2, 2009 | Reply

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