Il ristorante L’Anima a Londra sceglie la sua lista vini via Twitter

Un esempio di utilizzo di Twitter in maniera intelligente nel mondo del vino è quello che ne sta facendo uno dei maggiori ristoranti di Londra: il pubblico può scegliere i vini della lista del ristorante direttamente via Twitter. Vediamoci meglio.

Twitter wine vote
Il ristorante si chiama L’Anima e ha messo la sua lista vini al voto pubblico. Un panel di sei esperti dovrà degustare i vini e nel caso di vini sui quali risultasse difficile raggiungere un accordo, sarà il pubblico a decidere. Via Twitter. Così, i tre vini più popolari all’interno di questa piattaforma di microblogging saranno aggiunti nella lista vini del ristorante.

Dietro questa bravata c’è Robert McIntosh di Wine Conversation, un amico che ho avuto modo di conoscere di persona durante la Vinix Open Unconference. Il che mi ha fatto capire il perchè di un ristorante del genere che si apre ai social media. Bravo Robert.

Ti starai chiedendo: e se ci fossero problemi a garantire una certa qualità dei vini selezionati? Si sa, quando è la massa a scegliere non sempre si opta per la qualità. Dovrebbero pensarci, in realtà, a quanto ne ho capito, gli esperti del panel che preselezioneranno i vini da mettere al voto. Quindi: nessun problema.

Che cosa penso io di tutto questo?
Penso sia un utilizzo avanzato dei social media. In genere, i social media li puoi utilizzare in due modi. Il primo è quando pubblichi delle informazioni corporate, cioè sulla tua azienda, per farti conoscere, per informare i tuoi utenti-consumatori, … Qui risiede la maggior parte delle cantine, dei ristoranti, degli importaotri che utilizzando blog, Twitter, … Il secondo utilizzo dei social media è più avanzato: con essi si creano delle conversazioni fortissime, che in alcuni casi sfociano in un buzz vero e proprio online e attivano delle azioni di risposta da parte degli utenti-consumatori. E il caso del ristorante L’Anima.

Questo ristorante ha un blog, ha uno spazio su Youtube, ha Twitter. Cioè, utilizza tutti gli strumenti di internet. Solo che, secondo me, ha fatto un discorso di social media marketing più spinto su Twitter, dove ha attivato una conversazione molto forte.

Risultati?
Qui viene il bello. Come risultati bisognerebbe dapprima fare passare un po’ di tempo e misurare le menzioni di L’Anima su Twitter per capire le dimensioni della conversazione. In ogni caso, non è da sottovalutare questo: per adesso i social media sono stati utilizzati pochissimo nel settore del vino. Quindi? Ci potrebbe essere il vantaggio della prima mossa. Tanto che, mi pare di carpire, ogni volta che qualche attore del wine business li utilizza bene, ne parla tutta la blogosfera e persino i media tradizionali. Perchè? Perchè è la novità.

Il caso della Murphy-Goode Winery ne è un esempio: praticamente ne hanno parlato tutti, ma c’è da dire che la campagna è stata davvero potente e con circa 100 mila dollari spesi ha raggiunto un’audience che si sarabbe potuta raggiungere spendendo 17 milioni di dollari in pubblicità tradizionale (lo dice Steve Heimoff). Così anche per L’Anima. C’è già un articolo su Decanter, ma forse è perchè nel panel di degustatori c’è Anthony Rose, un collaboratore della rivista.

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