Vinitaly 2009, tutti i focus sui mercati internazionali del vino

Il vino italiano è di fronte alle sfide economiche globali. Come si sta comportando? Le esportazioni, lo scorso anno, sono cresciute in valore del 2%, attestandosi a circa 3,6 miliardi di euro. Un risultato ancora più positivo se si considera il quadro sfavorevole del rapporto dollaro/euro, che ha costretto i nostri produttori a farsi carico della sopravalutazione della moneta europea per poter mantenere le quote di mercato.

Naturalmente, però, non bisogna abbassare la guardia: la competitività dei produttori esteri è sempre in agguato e per capire i mercati esteri più interessanti in termini di crescita di valore …bisogna studiare. Andiamo a vedere, allora, quali saranno i momenti di approfondimento a Vinitaly 2009, i cosiddetti “Focus” sui mercati internazionali.

Stati Uniti
Gli Stati Uniti, sede della seconda tappa annuale del Vinitaly US Tour 2009 con San Francisco, Chicago e Houston, hanno visto crescere, nell’ultimo decennio, il consumo enoico del 30%. Un mercato strategico per i produttori italiani, considerato anche che nel giro di un paio d’anni, entro il 2012, quella americana sarà diventata la piazza enologica più grande nel mondo. Secondo un recente sondaggio sulla ristorazione americana della rivista Wine & Spirits, oltre il 60% degli intervistati non ha percepito, nonostante la crisi, nessun calo nelle vendite di vino, facendo registrare in alcuni casi perfino una crescita. Uno scenario nel quale l’Italia è riuscita nel 2008 a mantenere il suo primato, confermandosi come scelta preferita tra i vini d’importazione nei ristoranti americani.

India e Singapore
Tra i mercati dell’Asia, gli osservati speciali sono India e Singapore, ai quali è dedicato il focus del 3 aprile (ore 11). Due mercati molto promettenti e in un certo senso complementari. Se l’India costituisce un bacino di enormi proporzioni, dove il consumo di vino cresce di almeno il 20% all’anno e che promette grandi margini di crescita, considerando che l’attuale media pro capite è di circa un cucchiaio l’anno, Singapore offre un mercato locale numericamente modesto ma d’importanza strategica, per il ruolo di “wine hub” che rappresenta nel Sudest asiatico. Una vetrina oggi occupata quasi per intero da Francia (75,9%) e Australia (11%), ma dove i vini italiani, che oggi rappresentano appena il 2,3% del totale, possono ottenere notevoli miglioramenti.

Russia
La Russia è protagonista del focus del 3 aprile (ore 16,30). Sebbene la sua crescita economica abbia recentemente rallentato il corso, il maggior potere d’acquisto dovuto all’innalzamento del reddito medio degli ultimi anni e la conseguente maggior richiesta di prodotti di qualità, ne fanno uno dei Paesi sui quali maggiormente punta il vino italiano, che si ritroverà a Mosca il 25 e 26 maggio in occasione del Vinitaly Russia. La crescita del 70% dei consumi, registrata in meno di un decennio, ha infatti portato la Russia all’attuale livello di 7 litri pro capite, cifra destinata ad aumentare rapidamente fino a raggiungere livelli paragonabili a quelli dell’Europa occidentale.

Svezia
Guardando all’Europa del Nord, occhi puntati sulla Svezia (4 aprile, ore 11), paese ad alto reddito pro capite (132% sulla media UE) e non produttore di vino, ma capace di alti consumi. A crescere sono soprattutto i vini rossi, rosati e bollicine, mentre si registra un leggero calo per quelli bianchi. Nel paese scandinavo l’Italia è attualmente il secondo fornitore, dopo la Francia, sia per quantità che per valore.

Cina e Giappone
Ultimo appuntamento con Cina e Giappone (4 aprile, ore 16,30), capaci di generare nei prossimi anni numeri da capogiro nel wine system globale. Basti considerare come il mercato vitivinicolo cinese, incluso Hong Kong (che nel 2009 ospiterà, assieme a Shanghai, il Vinitaly China), assorba il 60% del vino consumato in Asia. Una percentuale destinata a crescere, visti gli sforzi del governo cinese di dirottare verso questo prodotto i consumatori di altri alcolici meno salutari, destinando una maggiore quota di riso all’alimentazione anziché utilizzarlo per ricavarne distillati.

Al momento i consumatori abituali di vino in Cina sono 10 milioni, ma il consumo pro capite è pari solo a 0,4 litri l’anno, con punte di 0,7 litri l’anno nei grandi centri urbani, contro il 4,5 della media mondiale. Le attese per il medio periodo sono dunque molto promettenti, visto che il potenziale mercato si aggira tra il 5 e il 10% della popolazione, ovvero dai 60 ai 130 milioni di consumatori.

Il Giappone è invece il mercato più stabile per quanto riguarda l’export di vino italiano in Asia. Qui si consuma il 30% di tutto il vino consumato nel continente, ma è il primo paese importatore dell’Asia, rappresentando il 60% del totale. Dal momento che producono e consumano di vino da diverso tempo, i giapponesi mostrano una cultura e competenza enologica ben superiore a quella di altri paesi asiatici, caratteristiche che lo rendono un mercato di sicuro interesse per i vini di alta qualità, come quelli del nostro Paese, che nel 2009 si danno appuntamento a Tokio per il Vinitaly Japan. Dopo alcuni anni di relativa stabilità, si prevede che il consumo di vino in Giappone aumenterà entro il 2011 di un ulteriore 7%, per arrivare a un volume di 335 milioni di bottiglie.

Articoli Correlati

Commenta questo articolo