Caso Brunello: L’Espresso scrive ancora

Ci risiamo: proprio in periodo natalizio ecco che L’Espresso esce nuovamente in edicola con un altro articolo che indaga sulle frodi alimentari italiani, nelle quali non mancano le parole per il vino (per chi non lo avesse capito, siamo all’ombra del caso Brunello). L’articolo si chiama Cibo, l’incredibile Doc e inizia in questo modo:

“Pochi sanno che i pm di Siena hanno ripetuto il miracolo delle nozze di Cana. Stavolta, però, l’hanno fatto al contrario. Se Gesù trasformò l’acqua in vino, i magistrati che indagano sullo scandalo di Montalcino hanno convertito centinaia di migliaia di bottiglie di Brunello in economico rosso da tavola”

Inoltre: “In Italia controllori e controllati spesso e volentieri coincidono, sono due facce della stessa medaglia o, meglio, della stessa etichetta. Per quanto riguarda il vino, sono i consorzi, in pratica associazioni di produttori, a verificare la denominazione d’origine. In tutto sono 40″

Si punta il dito sul fatto che “quasi tutti i big coinvolti nell’inchiesta sono stati costretti a chiedere il declassamento per tornare sugli scaffali di supermercati ed enoteche, anche se con etichette meno pregiate. Poco meno del 50 per cento del Brunello 2003 di Banfi è stato retrocesso a Igt Toscana Rosso, e la stessa sorte è capitata a una quota rilevante delle annate 2004, 2005, 2006 e 2007. Una decimazione. “Molte imprese coinvolte nell’indagine”, ha precisato la procura, “hanno violato i disciplinari del Brunello e del Rosso di Montalcino. Allo stato attuale rimangono sotto sequestro 4 milioni e 400 mila litri”

Tutto questo mentre alcune aziende come Castello Banfi avevano parlato, commentando il dissequestro, di caso “definitivamente chiuso”, di “liberazione” del vino, … Mentre il neopresidente del Consorzio di tutela Patrizio Cencioni “si era spinto oltre, annunciando “la piena rispondenza” al disciplinare, dunque il rispetto delle regole che definiscono il vero Brunello”

Insomma: il caso Brunello resta ancora aperto oppure no?

Immagine | L’Espresso

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