Vini e vitigni autoctoni della Campania, il Piedirosso

Piedirosso, Campania I.G.T. 2007, 13° alcol, di Fattoria la Rivolta

Il Vesuvio è una presenza mastodontica capace di riempire un panorama particolarmente suggestivo, sembra un aitante corazziere a difesa del suo territorio, in gran parte marchiato con i suoi terreni di origine vulcanica ricchi di mineralità che da anni ci regala prodotti il più delle volte unici. La Campania è una regione che presenta un territorio molto vocato alla viticoltura con le zone dell’Irpinia, Sannio e il sottostante territorio vitivinicolo del Vesuvio: siti dove i vitigni, per la maggiorparte autoctoni, si esprimono al meglio e dove tra questi spicca un vitigno a bacca rossa chiamato Piedirosso.

Per anni ha vissuto come un gregario alle spalle del monumento “Aglianico”, entrando a far parte solo di uvaggi con altri vitigni della regione. Solo negli ultimi anni, fortunatamente, con tanto coraggio si sta puntando in modo più deciso a vinificarlo in purezza regalando la giusta misura a questo vitigno autoctono campano.

Storia, Diffusione e Denominazioni del Piedirosso
Il Piedirosso o Per’e Palummo, conosciuto così nella forma dialettale, è un vitigno di antichissima origine, citato dal Plinio nella sua “Naturalis Hystoria” con il nome di Colombina, considerato ancora tutt’oggi lo stesso vitigno. Successivamente è stato menzionato in diverse occasioni confermando la parentela o l’ identicità con vitigni come la Palombina nera (citata da Herrera e Sederini nel XVI secolo), e la Colombina citata per l’appunto dal Plinio.

Arriviamo così, quasi all’inizio del 1900, quando il Carlucci (Maestro di Viticoltura, enologia e ampelografo) gli attribuisce il definitivo nome Piedirosso, confermando la sicura omonimia con gli altri due vitigni sopracitati. Il perchè del suo nome è legato esclusivamente alla colorazione rossa che assume il rachide in prossimità della perfetta maturazione nell’epoca della vendemmia, simile al colore del piede del Palombo. Il Piedirosso è da sempre un vitigno quasi esclusivamente campano, lo si trova coltivato nelle province di Avellino, Benevento e Napoli, compresa l’Isola di Ischia, con produzioni più rilevanti e interessanti sotto il profilo organolettico. Più marginali, invece, le produzioni nelle province di Caserta e Salerno. Fuori regione il Piedirosso lo troviamo in maniera molto limitata in Puglia, nella provincia di Bari dove è autorizzato.

Le principali denominazioni dove il Piedirosso entra a far parte sono le seguenti: Irpinia Rosso-Rosato Doc, max.30%. Irpinia Piedirosso Doc, min.85%. Falerno del Massico Rosso Doc, 20-40%. Taburno Rosso Doc, max.30%. Taburno Piedirosso Doc, min.85%. Sannio Piedirosso Doc, min.85%. Sant’Agata dei Goti Rosso Doc, 40-60%. Sant’Agata dei Goti Piedirosso Doc, min.90%. Solopaca Rosso-Rosato Doc, 20-40%. Campi Flegrei Rosso Doc, 50-70%. Campi Flegrei Piedirosso Doc, min.90% (anche tipologia Passito dolce e secco). Capri Rosso Doc, min.80%. Ischia Rosso Doc, 40-50%. Ischia Piedirosso Doc, min.85% (Anche tipologia Passito). Penisola Sorrentina Rosso Doc, min.40% (Anche nella tipologia frizzante, comprese le sottozone Lettere e Sorrento e Gragnano). Vesuvio Rosso-Rosato Doc, min.50% (presente la Sottodenominazione Lacryma Christi del Vesuvio, vino che risulta più strutturato e con almeno 1° di alcol in più del normale rosso). Costa d’Amalfi Rosso-Rosato doc, min.40%. (presente anche nelle sottozone Furore, Ravello e Tramonti).

Caratteristiche della vitigno Piedirosso
Il Per’o Palummo, come parecchie altre varietà, presenta diversi biotipi come il Piedirosso avellinese che a detta degli addetti i lavori non è lo stesso vitigno e la Streppa verde dell’isola di Ischia che si differenzia dall’originale solo per la mancata colorazione rossa del rachide. Vitigno vigoroso di produzione abbondante e costante, si presenta con grappolo di media grandezza, semi-spargolo con acino medio, buccia spessa e consistente di colore blu-nero, la sua completa maturazione e successiva vendemmia di solito avviene verso la fine di settembre.

Buona la tolleranza alle malattie come marciume e crittogame. Il vino ottenuto con il Piedirosso si presenta con colore rosso rubino intenso, con olfatto di buona intensità dove si percepiscono sentori di piccoli frutti rossi come more e mirtillo poggiati su una base rustica-erbacea come la foglia di vite e lievi profumi di radice di liquirizia. Al gusto è un vino che di solito mette in evidenza la sapidità e una buona dose di tannini a volte discretamente bilanciati dalla quota alcolica e da un meticoloso lavoro in fase di vendemmia e in cantina.

Nel Bicchiere: Piedirosso, Campania I.G.T. 2007, 13° alcol, di Fattoria la Rivolta. Vino prodotto con uve di agricoltura biologica.
Vino che si presenta limpido, di un rosso rubino intenso con riflessi granato, consistente. L’olfatto è intenso e si presenta con una lieve pungenza dovuta all’alcol, successivamente emergono sentori fruttati di piccoli frutti rossi come more di rovo, mirtillo, fragoline di bosco e amarena su una base erbacea come la foglia di vite che da un pò di rusticità all’olfatto. Seguono sentori speziati di pepe nero, radice di liquirizia e cacao, floreali sentori di viola molto delicati e gradevoli rendono li vino complesso e fine all’olfatto.

Al gustolfattivo è un vino secco, caldo e abbastanza morbido, sapido e abbastanza fresco per quanto riguarda l’acidità, i tannini sono presenti e pronunciati e anche un tantino aggressivi. Vino di corpo abbastanza equilibrato con l’ago della bilancia spostato verso le durezze grazie alla sapidità e all’apporto tannico. Intenso e di buona persistenza con un ritorno del fruttato di mirtillo e della quasi sgarbata ma particolare rusticità, dovuta presumibilmente alla tipologia di vino biologico, chiude con un finale amarognolo che rende il vino abbastanza fine al gustolfattivo. Vino dallo stato evolutivo maturo che servito alla temperatura di 16° circa può accompagnare primi piatti sostanziosi come lasagne al forno o dei secondi piatti a base di carne alla brace, tagliata di manzo con rucola, bollito misto o stinco di maiale al forno.

Abbinamento Vino24: Stinco di maiale al forno.
La mia impressione finale sul Piedirosso vino-vitigno (come trall’altro su tutti i vitigni autoctoni nostrani) che se lavorato con le moderne tecniche di raccolta e cantina snaturerebbe la sua graziosa e gentile rusticità tanto da omologarlo come gran parte dei nostri vitigni (purtroppo), quindi inviterei ad esaltare quelle piccole caratteristiche che il più delle volte rende i nostri autoctoni unici. Voi cosa ne pensate?

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